Appello degli Italiani all'estero per l"italia che vogliamo
C’è un’Italia lontana, un’Italia di valigie e di memorie, un’Italia di energie in fuga che si fonde con culture di altre genti e di altri luoghi, che impara e che insegna. C’è un’Italia nel mondo costretta a fuggire dal suo Paese, stritolata da un futuro compromesso, un'Italia di generazioni tradite e abbandonate da un potere avviluppato su se stesso. Quest’Italia lontana non riesce più a riconoscersi nel suo Paese.
Non si riconosce più in un Paese ridotto a servizio di una classe dirigente che piega ogni diritto al solo interesse di casta, di clan o di cricca.
Non si riconosce più in un Paese che taglia i fondi alla cultura, alla ricerca e alla scuola.
Non si riconosce più in un Paese che nonostante la sua civiltà millenaria diventa sempre più razzista, sempre più spaventato dal diverso, dove il pregiudizio prevale sulla solidarietà di popolo migrante.
Non si riconosce più in un Paese in cui i giovani sono visti come minaccia e non come risorsa ed energia.
Non si riconosce più in un Paese le cui donne sono offese dalla volgarità del potere che le usa come moneta di clientela.
Non si riconosce più in un Paese in cui il crimine svelato da inchieste e condannato da processi continua a sedere fra i banchi delle più alte istituzioni, umiliando la lotta di chi ha sacrificato la vita per ridare alla gente e a quelle istituzioni onestà e dignità.
Non si riconosce più in un Paese in cui si muore di lavoro e la dignità del lavoratore è umiliata da una precarietà selvaggia e da politiche illiberali fondate su enormi conflitti d’interesse.
Non si riconosce più in un Paese che sembra avere perso la forza di indignarsi.
Non si riconosce più in un Paese in cui la libertà di stampa è minacciata, limitata e ricattata.
L’Italia lontana non si riconosce più in quel Paese che tanto ama, ma crede che un’Italia migliore sia possibile. Perciò si appella a tutti gli Italiani, ovunque essi siano, perché si impegnino per fare del nostro Paese quell'Altra Italia equa, libera, solidale, fondata sul diritto al lavoro e su valori di giustizia e legalità. Un’Italia che ci renda orgogliosi. L’Italia della nostra Costituzione.
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Comments
Collegamento
Disturbo ancora per segnalare un dibattito simile in corso. Il mio contributo contestualizzato é su http://www.vivoaltrove.it/2011/02/02/concorso-vueling-litalia-dalla-luna-la-storia-di-martin/
bigcitymartin
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Ribelliamoci
Non avrei potuto usare parole migliori delle Vs per descrivere la situazione drammatica in Italia. Ho pensato tante volte di mollare tutto qui' e tornare a Roma, ma dopo tre giorni che sono li' voglio scappare.
Qui' lavoro in regola, sono trattata come un essere umano e se ho bisogno di qualcosa nelle strutture pubbliche non devo ne' raccomandarmi a nessuno e ne' litigare con nessuno, cosa che non succedeva in Italia.
Mi sono sposata con un inglese per amore (e cio' ha indignato tanti italiani) , mia figlia ha un solo passaporto, quello inglese ed e' nata qui'. Per questi motivi mi e' stato offerto il passaporto inglese, che ho rifiutato perche' mi sento ancora italiana.
Ho iniziato a vergognarmene pero', noi che ce ne andiamo all'estero per studiare e lavorare, siamo solo un peso in meno per la classe dirigente e loro se ne fregano di noi, sono troppo inpegnati a discutere di puttanate per accorgersi che nel resto del mondo si sono svegliati tutti.
Scendiamo TUTTI in piazza e facciamoci sentire come hanno fatto gia' tanti altri paesi e riprendiamoci la ns terra.
Silvia
Rifletto...
Ringrazio Luigi a Anonimo per i loro pensieri. Come italiano all'estero non si diventa altro, non ci si libera di alcun peso: rimangono sempre legami attivi - dalla famiglia d'origine agli stereotipi che in paesi terzi ci fanno o meno lavorare - e chi non i coltiva pecca di mancanza di responsabilitá.
I flussi del passato chiaramente fanno presagire un contro-esodo, almeno in termini statistici, e la veritá é che non ci sono differenze tra italiani, e le prospettive diverse di cui godiamo sono complementari, la nostra a volo d'uccello, l'altra nel dettaglio. Se ci fosse la piattaforma giusta (per questo il mio impegno qui) il paese crescerebbe informato anche da chi all'estero porta il fardello di quello che succede in patria, ambasciatore inconsapevole. E senza poter contare sulla complicitá di chi ci circonda, perché fuori dalle nostre proprie logiche.
In breve, il Bel Paese rimane parte di noi che lo desideriamo o no, e insieme lo si configura, e forse lo si puó ancora amare.
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Ai miei tempi
Ai miei tempi si andava all'estero perché si guadagnava meglio che in Italia o anche perché capitava, come nel mio caso, di sposare uno straniero. Una volta si andava anche all'estero per evitare il serivizio militare (vedi lo storico Battaglione Tamigi a Londra ) Oggi si va all'estero per studiare (chi se lo può permettere" perché le nostre scuole non sono più in grado di insegnare o per trovare un lavoro che ci permetta di applicare le nostre conoscenze. Una volta i cervelli se ne andavano per ragioni politiche o ancor peggio razziali. Oggi i giovani partono perché non vedono un futuro. Io posso solo augurarmi che vengano messi presto in condizioni di restare e di ritornare perché l'Italia è il loro paese.
sempre piu' deluso
ciao ,condivido quello che e' scritto sopra, perche vivo aime' in questo paese, ma credo che questo pensiero dovrebbe essere dedicato ai residenti in Italia e non agli italiani nel mondo, che secondo me si sono liberati di un pesante fardello andandosene . Non credo siano in molti allo stato dei fatti che stanno pensando ad un rientorno nel "bel paese"
Luigi
Per l'appunto...
L'appello va naturalmente letto in senso sociale e non politico. Ma la sua stessa presenza e stesura è di interesse, al di là di chi lo abbia stilato e dei motivi palesi o occulti che lo ispirano: il disagio è palpabile, e l'elenco dei peccati e delle trasgressioni contro lo spirito che dovrebbe unirci inequivocabile.
Energie in Fuga è agli inizi. Forse ancora non articola il suo pensiero secondo forme organiche finite, magari non ha la potenza di fuoco di un interlocutore fisso capace di dialogo regolare, ma gode in questo momento della freschezza di ogni iniziativa in nucere, e della semplicità che almeno in fase precoce deve informare un progetto sociale di riqualificazione (bonifica?).
Ed a queste ci associamo aggiungendo i nostri auguri per un proficuo cammino.
Martin Esposito
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