Abbiamo vissuto un momento di forte emozione e per un attimo ci abbiamo creduto. E’ durato davvero solo un attimo pero’: la lista nera, che in definitiva significava fare davvero la lotta ai paradisi fiscali e quindi all’evasione fiscale, e’ partita fin da subito monca (essendo costituita da soli 4 paesi: Filippine, Malesia, Costa Rica ed Uruguay) per poi svuotarsi completamente dopo soli tre giorni. Insomma, e’ un po’ come se ci avessero detto: “adesso basta, adesso facciamo sul serio, andiamo contro i cattivi”; per poi immediatamente concludere che di cattivi da combattere in questo mondo non ce ne sono. Cioe’, sono riusciti a dire che sono tutti in regola e nessuno si sta comportando male.
Se la lista nera e’ vuota, ci sono altresi’ 38 paesi (ai quali adesso se ne aggiungono appunto 4) nella cosidetta lista “grigia”, indicati cioe’ come paesi che pur avendo aderito a standard fiscali internazionali tuttora non li hanno applicati.
Infine ci sono i primi della classe: quelli cioe’ ai quali l’OCSE non ha niente da recriminare (in tema di trasparenza fiscale).
Ora, guardando alle lista grigia, spicca San Marino, con il suo impegno ad adottare i principi richiesti preso gia’ nel 2000. E la nostra preoccupazione e’ proprio questa: se basta promettere di rispettare i principi internazionali di trasparenza fiscale per essere lasciati stare, ci sembra che la tanto pubblicizzata fermezza contro i paradisi sia solo propaganda.
Ancora una volta riteniamo che l’Italia, e quindi il governo italiano, non possa far finta di niente e pretendere che il tema dell’evasione fiscale sia stato risolto stilando una lista che non e’ altro che una dichiarazione di intenti e che lascia tutto come prima. Crediamo invece che l’Italia abbia il dovere di dimostrare piu’ fermezza degli altri paesi in questa battaglia, semplicemente per il fatto che la nostra evasione fiscale e quindi l’uso che fanno gli italiani del segreto bancario custodito dai paradisi fiscali e’ eccezionalmente alto. Per noi non e’ una questione di etica o di immagine, ma una questione di sopravvivenza, ed e’ per questo che non possiamo permetterci di accontentarci di una dichiarazione di intenti: recuperare parte dei soldi nascosti nei paradisi fiscali significherebbe alleviare i costi caricati sulle famiglie per risolvere l’attuale crisi economica.
Rinnoviamo quindi il nostro invito al governo italiano affinche’ si faccia promotore, magari proprio al prossimo G8 in Sardegna, di una battaglia ai paradisi fiscali che non sia solo di parole.
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