Energie in fuga

9 aprile 2009

Lista Nera…Lista Grigia

Archiviato in: Blog — Luca @ 13:22

Abbiamo vissuto un momento di forte emozione e per un attimo ci abbiamo creduto. E’ durato davvero solo un attimo pero’: la lista nera, che in definitiva significava fare davvero la lotta ai paradisi fiscali e quindi all’evasione fiscale, e’ partita fin da subito monca (essendo costituita da soli 4 paesi: Filippine, Malesia, Costa Rica ed Uruguay) per poi svuotarsi completamente dopo soli tre giorni. Insomma, e’ un po’ come se ci avessero detto: “adesso basta, adesso facciamo sul serio, andiamo contro i cattivi”; per poi immediatamente concludere che di cattivi da combattere in questo mondo non ce ne sono.  Cioe’, sono riusciti a dire che sono tutti in regola e nessuno si sta comportando male.

Se la lista nera e’ vuota, ci sono altresi’ 38 paesi (ai quali adesso se ne aggiungono appunto 4) nella cosidetta lista “grigia”, indicati cioe’ come paesi che pur avendo aderito a standard fiscali internazionali tuttora non li hanno  applicati.

Infine ci sono i primi della classe: quelli cioe’ ai quali l’OCSE non ha niente da recriminare (in tema di trasparenza fiscale).

Ora, guardando alle lista grigia, spicca San Marino, con il suo impegno ad adottare i principi richiesti preso gia’ nel 2000.  E la nostra preoccupazione e’ proprio questa: se basta promettere di rispettare i principi internazionali di trasparenza fiscale per essere lasciati stare, ci sembra che la tanto pubblicizzata fermezza contro i paradisi sia solo propaganda.

Ancora una volta riteniamo che l’Italia, e quindi il governo italiano, non possa far finta di niente e pretendere che il tema dell’evasione fiscale sia stato risolto stilando una lista che non e’ altro che una dichiarazione di intenti e che lascia tutto come prima. Crediamo invece che l’Italia abbia il dovere di dimostrare piu’ fermezza degli altri paesi in questa battaglia, semplicemente per il fatto che la nostra evasione fiscale e quindi l’uso che fanno gli italiani del segreto bancario custodito dai paradisi fiscali e’ eccezionalmente alto. Per noi non e’ una questione di etica o di immagine, ma una questione di sopravvivenza, ed e’ per questo che non possiamo permetterci di accontentarci di una dichiarazione di intenti: recuperare parte dei soldi nascosti nei paradisi fiscali significherebbe alleviare i costi caricati sulle famiglie per risolvere l’attuale crisi economica.

Rinnoviamo quindi il nostro invito al governo italiano affinche’ si faccia promotore, magari proprio al prossimo G8 in Sardegna, di una battaglia ai paradisi fiscali che non sia solo di parole.

30 marzo 2009

Una proposta provocatoria, ma non troppo, per finanziare la soluzione alla crisi attuale

Archiviato in: Blog — Energie in fuga @ 10:44

E’ ormai chiaro a tutti che la crisi che stiamo vivendo non restera’ confinata in uno o un altro stato, in uno o in un altro settore della nostra economia e societa’. Al contrario, sara’ una crisi pervasiva, con la capacita’ di espandersi come una epidemia, come gia’ dimostrato nel 2007 e nel 2008 quando la stessa, si e’ propagata dal settore bancario (mettendone in dubbio la stessa sopravvivenza) alle imprese, togliendo loro l’ossigeno.

La reazione del governo Italiano, anche se probabilmente insufficiente, credo vada nella direzione giusta: il sostegno alle banche, la scelta di fare investimenti diretti in infrastrutture, la scelta di supportare il credito alle piccole e medie imprese, per esempio con i Tremondi Bonds, sono infatti stimoli che aiutano a sostenere l’economia. Altra cosa e’ il provvedimento sull’edilizia che sembra invece mirato semplicemente a favorire cementificazione incontrollata e legalizzare abusivismo.
Ma se e’ vero che la crisi e’ solo iniziata e durera’ ancora a lungo, e se lo stato ci dovra’ traghettare fino a quel punto, alla fine, chi paghera’?

Stampare moneta non piu’ possibile, e quindi in sostituzione stampiamo debito, ma prima o poi questo debito va pagato. Chi lo paghera’?

Se non potranno pagare i responsabili e’ giusto che paghino tutti? E’ giusto passare sulle prossime generazioni i debiti che stiamo facendo oggi per fronteggiare questa tremenda crisi?

Pensiamo di no. Riteniamo sia giunto il momento di andare a trovare i soldi dove stanno nascosti : nei forzieri delle banche dei paradisi fiscali!
Le statistiche dicono che solo nel 2007 il valore stimato dell’economia sommersa italiana era di 549 miliardi di euro (di cui il 28% e’ rappresentato da evasione fiscale). Siamo abituati a considerare tutto cio’ normale, ma non lo e’. Ci siamo abituati all’idea che delinquenti di tutte le taglie depositino i proventi del loro operato in paradisi fiscali che li proteggono con la scusa della privacy (anche se in realta’ li proteggono dietro laute commissioni).

Certamente non si puo’ negare la sovranita’ di uno stato e quindi la Svizzera (e con essa gli altri paradisi fiscali) e’ libera di adottare le proprie regole e leggi per regolamentare cio’ che avviene all’interno delle sue frontiere. Ma altrettanto certamente la battaglia perche’ tale vergogna abbia fine puo’ essere combattuta con piu’ convinzione e con piu’ armi. E’ di un anno fa la notizia dell’attacco della Germania ai segreti bancari del Liechtenstein: in quel’occasione la Germania ha accettato di pagare un funzionario di una banca del piccolo principato affinche’ concedesse al fisco tedesco una lista contenente nomi di cittadini tedeschi (e pure italiani) che tenevano conti cifrati in Liechtenstein. E la cosa incredibile e’ che da piu’ parti si e’ gridato allo scandalo, ma non per dire che fosse scandaloso che italiani piu’ o meno noti nascondessero soldi non dichiarati al fisco italiano in Liechtenstein, ma per gridare che non era lecito sottrarre dati personali e privati dai forzieri delle banche dei paradisi. Finche’ ci ostineremo ad utilizzare il paravento della privacy per tutelare illeciti, non saremo credibili nella lotta contro l’evasione. Finche’ continueremo a tollerare l’evasione non avremo giustificazione morale per chiedere alle famiglie italiane (che non hanno conti segreti in svizzera) di fare ulteriori sacrifici.

Dichiarare “guerra” ai paradisi fiscali e’ certamente una missione che non si puo’ fare da soli o risolvere in un momento, anzi, e’ probabilmente una lotta che impegnerebbe qualunque stato per molti anni, ma e’ una lotta per la legalita’, e’ una battaglia di valori moralmente ed eticamente giusta.

Ecco quindi la nostra proposta : che il governo si faccia promotore, al prossimo G20 a Londra, di un’azione piu’ incisiva nei confronti dei paradisi fiscali e quindi si faccia portabandiera della guerra all’evasione fiscale legando i proventi di tale guerra al finanziamento degli interventi necessari al superamento della attuale crisi.

14 febbraio 2009

Università: la storia di Andrea…… quando potrà accadere in Italia?

Archiviato in: Blog — admin @ 14:04

Qualche settimana fa Repubblica lanciava un appello a tutti i “cervelli in fuga” dall’Italia, in risposta alla famigerata riforma Gelmini. Avevo pensato di partecipare mandando la mia storia personale; poi pero’, leggendo di giorno in giorno le ignobili notizie sul sitema dei concorsi universitari, ho preferito desistere. Desidero adesso contribuire a questo blog, raccontando in breve la mia esperienza.

Sono un regista, artista e scenografo, classe ‘73. Per portare avanti il mio lavoro ho sempre viaggiato e vissuto all’estero fin dall’età di 20 anni. Sin qui nulla di strano, viaggiare non è solo importante ma è anche un obbligo per chi voglia avere una formazione al passo con i tempi ed uscire da un pericoloso provincialismo in cui ci si auto celebra.

Anni fa quando mi laureai con 110 e lode in Italia, chiesi ingenuamente ad un docente del mio Ateneo se sapesse di qualche Dottorato….Mi rispose seccamente: “Non ne dobbiamo neanche parlare”. Allora fui deluso dal fatto che non ero stato preso seriamente in considerazione. Oggi, alla luce di un’esperienza internazionale diversa, più semplicemente penso: “ma perchè mai debbo chiedere il permesso ad un docente, per partecipare ad un concorso pubblico…?”.

Dopo circa 5 anni passati in Austria a collaborare con l’artista Viennese Hermann Nitsch, nel 2003 approdo nel Regno Unito.

Inizialmente ero venuto a Londra per fare un Master in una delle istituzioni leader nel campo del design e dell’arte: Il Central Saint Martins College of Art and Design.

La selezione d’ingresso per gli studenti era piuttosto severa. L’anno dopo, a Master finito, l’universita’mi ha offerto di dirigere un workshop per loro. L’anno dopo ancora, il Direttore del Corso di Laurea mi ha chiesto se potessi prendere il suo posto per un semestre, perché era impegnato con un lavoro di ricerca (in Cile!).

L’anno scorso ho insegnato per oltre 250 ore in tre corsi: 2 Masters ed un BA.

Nel frattempo, l’universita’ ha finanziato la mia ricerca, ed ho avuto ogni anno (sin dal primo) un budget di circa 10.000 euro per lavorare all’estero (Polonia, Italia) con i miei studenti.

Quest’estate ho partecipato ad un concorso per docenza come Lecturer alla Goldsmiths-University of London (un’altra istituzione d’eccellenza e di grandissimo prestigio internazionale). Ho letto del concorso sul giornale. Ho mandato una lettera ed il curriculum. Sono stato selezionato per l’intervista. C’erano altri 6 candidati per quel posto e due di loro erano interni all’Università!!! Ho vinto il posto. Non conoscevo nessuno, né dentro l’Università, né in commissione.

Questa è una storia ordinaria in Gran Bretagna (o forse è meglio dire in un paese civile).

Andrea Cusumano
Lecturer Scenography - Goldsmiths-University of London.
Associate Lecturer MA/BA Performance Design & Practice, MA Creative Practice for Narrative Environment - Central Saint Martins College of Art and Design, London.
Lecturer  European Theatre Arts- Rose Bruford College, Kent

Appello al mondo accademico britannico in favore del referendum contro leggi ad personam in Italia

Archiviato in: Blog — admin @ 14:02

Lo scorso luglio il governo italiano è riuscito a far approvare una legge che garantisce l’immunità da indagini giudiziarie per il presidente della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato e il Premier (le quattro più alte cariche dello Stato), durante il corso del loro mandato.

Le indagini in corso nei confronti dell’attuale primo ministro Silvio Berlusconi, che includono accuse di corruzione e tentativi di influenzare il corso della giustizia, fanno mettono in dubbio le vere ragioni di questa legge. È la natura ad personam di questa legge che la rende inaccettabile.  Ne deriva un chiaro messaggio che la posizione del legislatore può essere usata per vantaggio personale.

Se queste leggi ad personam fossero approvate oggi da un cosiddetto leader democraticamente eletto in un paese dell’Europa dell’Est o da uno stato africano, molto probabilmente le condanneremmo subito, e quasi sicuramente ne seguirebbero richieste di azione. Gli stati dell’Unione Europea dovrebbero essere un esempio per la comunità internazionale nel fissare il principio che in una società tutti sono uguali davanti alla legge. L’Italia non deve fare eccezione.

English version

Hanno aderito:

Sebastian Balfour (Emeritus Professor, London School of Economics and Political Science, London)
Jean Braybrook (Lecturer, Birkbeck College)
Melissa Calaresu (Art historian, Cambridge)
Dorigen Caldwell (Professor, Birbeck College)
Jean-Marc Dewaele (Reader, Birkbeck College)
Simon Ditchfield (Italian historian, York University)
Christopher Duggan (Lecturer, Reading University)
John Foot (Professor, University College London)
Raimond Gaita (Professor, King’s College London, University of London)
Norman Geras (Professor Emeritus, Manchester University)
Jonathan Ginzburg (Senior Lecturer, King’s College London)
Stephen Haseler (Professor, London Metropolitan University)
Stephen Heath (Professor, Cambridge)
Marko Hoare (Lecturer, Kingston University)
Andy Knapp (Professor, University of Reading)
John Kraniauskas (Reader, Birkbeck College)
Shalom Lappin (Professor, King’s College London)
Mary Laven (ecturer, Jesus College Cambridge)
Andrew MacFarlane (Senior Lecturer, City University)
Denis Mack Smith (Historian)
David McCarthy (Senior lecturer on finance, Queen Mary University)
James Newell (Professor, Salford University)
Richard Overy (Professor of History, University of Exeter)
John-David Rhodes (Lecturer, Sussex University)
Lucy Riall (Professor of History, Birkbeck, University of London)
Donald Sassoon (Professor, Queen Mary, University of London)
Silke Arnold-de Simine (Lecturer, Birkbeck College)
Frank Trentmann (Lecturer, Birbeck College)
Paul Webb (Professor, University of Sussex)
Alison Wright (Lecturer, University College London)

An appeal to the British intellectual community to show support for a national referendum in Italy against ad personam legislation

Archiviato in: Blog — admin @ 14:01

Last July the Italian government succeeded in passing a law granting the President, leaders of the upper and lower chambers, and Prime Minister (the four highest offices of the state) immunity from investigation whilst in office.

The ongoing investigations into current Prime Minister Signor Berlusconi’s affairs, which include allegations of corruption, bribery and attempts to pervert the course of justice, question the motives behind such legislation. It is the ad personam nature of these laws which makes them unacceptable. Not only is the idea of equality before the law traduced, but a clear message is sent that the position of lawmaker may be abused for personal gain.

The most fundamental principle of the rule of law is that all are treated equally under it. If such ad personam laws were passed today by a soi-disant democratically elected leader of an Eastern European or African state, it is likely that we would be swift in our condemnation of the act, and there would likely follow calls for action. European member states should be an example to the international community in setting the principle that all in society are equal before the law. Italy should be no exception.

Under Italian law, legislation passed by Parliament may be challenged by referendum, provided that 500 000 signatures calling for such action are collected within a period of 90 days. Despite little or no coverage in the Italian media, 200 000 signatures were collected in a single day, following the formation by some Italian politicians and intellectuals (including Nobel laureate Dario Fo) of a referendum committee. The support of the wider intellectual community is crucial in getting this issue into the Italian media and highlighting the need for a public referendum on this question.

To sign up the appeal click here

already signed (in alphabetical order)

Sebastian Balfour (Emeritus Professor, London School of Economics and Political Science, London)
Jean Braybrook (Lecturer, Birkbeck College)
Melissa Calaresu (Art historian, Cambridge)
Dorigen Caldwell (Professor, Birbeck College)
Jean-Marc Dewaele (Reader, Birkbeck College)
Simon Ditchfield (Italian historian, York University)
Christopher Duggan (Lecturer, Reading University)
John Foot (Professor, University College London)
Raimond Gaita (Professor, King’s College London, University of London)
Norman Geras (Professor Emeritus, Manchester University)
Jonathan Ginzburg (Senior Lecturer, King’s College London)
Stephen Haseler (Professor, London Metropolitan University)
Stephen Heath (Professor, Cambridge)
Marko Hoare (Lecturer, Kingston University)
Andy Knapp (Professor, University of Reading)
John Kraniauskas (Reader, Birkbeck College)
Shalom Lappin (Professor, King’s College London)
Mary Laven (ecturer, Jesus College Cambridge)
Andrew MacFarlane (Senior Lecturer, City University)
Denis Mack Smith (Historian)
David McCarthy (Senior lecturer on finance, Queen Mary University)
James Newell (Professor, Salford University)
Richard Overy (Professor of History, University of Exeter)
John-David Rhodes (Lecturer, Sussex University)
Lucy Riall (Professor of History, Birkbeck, University of London)
Silke Arnold-de Simine (Lecturer, Birkbeck College)
Frank Trentmann (Lecturer, Birbeck College)
Paul Webb (Professor, University of Sussex)
Alison Wright (Lecturer, University College London)

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